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maculopatia tipi

Ombre, macchie e “mosche volanti”, perché vediamo le immagini disturbate? Da cosa derivano questi disturbi visivi? Le cause sono molte: alcune innocue altre ben più gravi (come i diversi tipi di maculopatia). Procediamo con ordine e analizziamo tutti i casi.

Le “mosche volanti”

Primi caldi d’estate. Vi state rilassando sulla spiaggia sdraiati su un lettino. Il cielo è blu, uniforme e senza nessuna nuvola. Se alzate lo sguardo e fissate con attenzione un punto in alto nel cielo vedrete quasi certamente delle piccole irregolarità, piccole ombre che si muovono lentamente.

ombre

Se provate a fissarle, non ci riuscirete perché sono in continuo movimento e sfuggono da una parte all’altra del quadro visivo. Se non vedete nulla fate parte della minoranza, il 20% circa degli umani, che non vedono le cosiddette “mosche volanti”.

Perché vedo le “mosche volanti”? Per la risposta occorre comprendere struttura oculare. L’occhio è come un palloncino mantenuto sferico grazie alla pressione dei suoi liquidi interni. Più che ad un liquido, la composizione della sostanza interna somiglia ad una gelatina, come una chiara d’uovo, chiamata umor vitreo.

Esattamente come una chiara d’uovo, l’umor vitreo presenta spesso delle zone disomogenee, oppure dei gruppi di cellule vaganti al suo interno. Quando si guarda un campo luminoso omogeneo, come un cielo sereno, queste irregolarità proiettano delle ombre sulla retina, ed allora percepiamo dei filamenti o delle nuvolette nel campo visivo. Se cerchiamo di fissarle muovendo gli occhi, quelle, stando all’interno degli occhi stessi, si muoveranno conseguentemente, dando l’impressione che sfuggano.

 mosche-volanti

Ombre fluttuanti: più scure e definite

Se invece che nuvolette o filamenti dalle forme più svariate, come nel caso delle “mosche volanti”, vediamo dei corpuscoli scuri più piccoli e meglio definiti, la causa è diversa. Probabilmente siamo in presenza di gruppetti di cellule pigmentate dell’uvea o gruppetti di globuli rossi fuoriusciti successivamente ad una micro emorragia di un capillare oculare che vagano nell’umor vitreo. In questo caso si parla di miodesopsie (dal greco myōdes=’simile a mosche’ e òpsis=’visione’).

Il fenomeno è normale e quindi non deve allarmare, ma….

In taluni (rari) casi le miodesopsie diventano tanto grandi e numerose da rappresentare un ostacolo alla visione. In questi casi, cosa si può fare? In realtà ben poco. L’umor vitreo è composta da acqua, sali minerali ed amminoacidi, ragione per la quale una dieta equilibrata con antiossidanti, molta frutta e soprattutto molta acqua, al pari di vari integratori alimentari specifici in commercio, può fare qualcosa nei casi meno gravi, ma se la situazione rappresenta un vero e proprio disagio non c’è che una via: vaporizzare i corpi vaganti con dei colpi di laser, operazione questa eseguita in Italia da pochissimi oculisti.

Può consolare tuttavia che le miodesopsie sono quel che sono, un grosso disagio, talvolta molto fastidioso, ma solo un disagio, non un segno di patologia.

L’allarme deve avvenire se insieme o invece delle modesopsie si percepiscono piccoli lampi di luce, come se fossero scintille all’interno del campo visivo.

Se riceviamo un colpo al capo o all’occhio, si “vedono le stelle”, ossia si vede un lampo di luce, non importa se è notte fonda. Il fatto si spiega considerando che conie bastoncelli, i recettori retinici, traducono i segnali luminosi in segnali elettrici, per poi inviarli al cervello. La piccolissima scarica elettrica si genera quando questi recettori sono colpiti dai fotoni, ma anche quando sono sottoposti a forti stress, come quando, per esempio prendiamo un forte colpo al capo. La stimolazione meccanica del recettore, quindi, sia essa urto o trazione, fa “vedere le stelle”, intese come piccoli lampi di luce. Se il vitreo “stira” per un qualche motivo dalla retina, come per esempio per un colpo o in caso di miopia elevata, il recettore danneggiato dalla trazione si scarica e si vede il lampo di luce. Se ciò dovesse accadere, è il caso di sottoporsi con la massima urgenza ad una visita oculistica: si potrebbe trattare della prima avvisaglia di un distacco di retina.

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Macchie nere: le zone cieche del nostro campo visivo

All’interno dei nostri occhi ci sono delle zone fisiologicamente cieche. Nella parte della retina in cui entrano il nervo ottico ed i vasi retinici, arterie e vene, non ci sono i recettori, se l’immagine cade in quel punto, semplicemente non viene percepita (punto cieco o scotoma fisiologico). Il nostro cervello però non ci fa percepire la macchia nera ma “rattoppa” il campo visivo, dandoci l’impressione che la luce provenga da tutti i punti nella stessa misura.

Questo stesso meccanismo di “rattoppo” e di ripristino della continuità del campo visivo si ha anche quando lo scotoma, ossia la zona cieca, non è fisiologica ma è dovuta ad una patologia come: distacco della retina o emorragia retinica.

In questi casi appena nelle fasi iniziali della patologia si percepisce per poco tempo una zona di assenza di stimoli (macchia scura), magari contornata da lampi di luce causati dalla stimolazione abnorme della vista. Con il passare del tempo i fenomeni vengo a cessare perché il nostro cervello compensa il disagio e ricrea la continuità del campo visivo.

Per verificare la presenza di macchia nera potete eseguire un semplice test di auto analisi come quello che vi proponiamo qui sotto.

test macchia cieca

Macchie nere: quando allarmarsi?

In alcuni casi le macchie nere davanti agli occhi sono uno dei primi sintomi della perdita della vista nella zona centrale. La maculopatia, ad esempio, è una malattia dell’occhio che colpisce la macula, l’area centrale della retina che ha il compito di trasmettere una visione centrale distinta.

I tipi di maculopatia

Le tipologie di maculopatia possono ridursi in due grandi tipologie: ereditarie e acquisite.

Tra le forme ereditarie troviamo:

• Maculopatia di Stargardt: malattia ereditaria che si manifesta prima dei vent’anni e in alcuni casi si presenta già in fase infantile. Alcune sostanze di scarto, generate dal deterioramento della materia presente nei coni e nei bastoncelli, si accumulano nello strato esterno della retina causando una riduzione della visione centrale.

• Maculopatia vitelliforme: trasmessa geneticamente da uno dei due genitori. Tale mutazione impedisce il regolare trasporto di acidi grassi polinsaturi nella retina, causando un accumulo di granuli composti da grassi e con conseguente riduzione progressiva della visione.

• Distrofia maculare pseudoinfiammatoria di Sorsby

• Distrofia maculare North Carolina

• Distrofia maculare tipo Butterfly

• Edema maculare cistoide dominante.

Tra le maculopatie acquisite, la più diffusa è la degenerazione maculare legata all’età (DMLE), una malattia che si presenta intorno ai 50-55 anni, comportando con un lento e progressivo calo della capacità visiva, più pronunciato nella lettura da vicino. La degenerazione maculare legata all’età si divide in secca e umida.

DMLE SECCA: comporta una perdita della vista più lenta, inizia con delle alterazioni maculari minime, dursen, ovvero piccoli depositi di colore giallo nell’area centrale della retina. Con il tempo tende a diventare atrofica ovvero alcune cellule della retina si danneggiano con conseguente deterioramento della visione centrale.

DMLE UMIDA: questa forma è molto più aggressiva e rapida della forma secca. La diminuzione dell’apporto di sostanze nutritive provoca la formazione di vasi sanguini nella macula. I liquidi e il sangue che esce da questi vasi provoca distorsione delle immagini e la comparsa di una macchia nera nella parte centrale della vista.

dursen maculari

Cosa fare in presenza di questi disturbi visivi?

Ricapitolando: le macchie nere mobili, sia che appaiano come ombre che come mosche volanti (al Sud d’Italia le chiamano “palummelle” davanti agli occhi), per quanto fastidiose, sono innocue. Si tratta di piccole imperfezioni o inclusioni nel vitreo, e, guardando con attenzione, le percepiscono quasi tutti.

In questi casi non c’è molto da fare se non bere molto, assumere minerali (soprattutto potassio), integratori alimentari, e, dato che si notano molto di più quando c’è molta luce, si può ottenere un miglioramento con occhiali da sole scuri.

Se però vediamo dei lampi di luce che si ripetono nel campo visivo, oppure se non percepiamo semplici ombre, o mosche volanti, ma macchie scure centrali, dobbiamo prestare la massima attenzione, ed una visita oculistica diventa urgente!

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