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lenti a contatto per occhi secchi

Sapete com’è fatta una lente a contatto? perchè dà così fastidio a chi soffre di secchezza oculare? esistono lenti a contatto per occhi secchi?

Come sono fatte le lenti a contatto?

Semplificando al massimo, è un dischetto gelatinoso del diametro di poco più di un centimetro e dello spessore di pochi decimi di millimetro. Il materiale, però è davvero particolare. Non ha nulla a che fare con le lenti per occhiali: non è vetro né plastica, e non ha neanche una forma ben precisa.
Il materiale più simile a quello delle lenti a contatto “morbide”, sia che durino un mese che un giorno, è quello delle “perle d’acqua”, quelle palline per mantenere idratate le radici delle piante. Le conoscete? Sono sferette dure di uno o due millimetri, talora bianche e talaltra colorate con coloranti acilici, che si vendono in bustine da pochi grammi nei negozi di fiori o in quelli che io chiamo “di inutilerie”, che vendono a pochi centesimi, di tutto un pò, oltre che naturalmente su Internet.

Queste palline, immerse in acqua, si gonfiano di oltre cento volte fino a diventare di 1 o 2 centimetri.

Sono gelatinose, scivolose, danno sensazione di bagnato, e come le più nobili “cugine” lenti morbide, sono del tutto innocue. Per i più curiosi posso aggiungere che anche ingerendole non si corre nessun rischio, in quanto il materiale non viene attaccato dai succhi gastrici. Se però qualcuno vuol proprio farsi un’insalata di palline di gelatina, può ordinare delle perle di tapioca: chi le usa le apprezza molto.

Ma torniamo alle nostre lentine a contatto: anche se nascono “dure”, come le perle d’acqua, per l’utilizzo debbono essere morbide, idratate da diverse ore di immersione in acqua (per l’esattezza in soluzione fisiologica come quella per feboclisi, ossia in acqua bidistillata con 9 grammi di purissimo cloruro di sodio, comune sale da cucina, per ogni litro), ed infatti si vendono idratate, in contenitori con qualche microlitri di soluzione fisiologica.

Quando si mettono nell’occhio le lentine hanno una percentuale di acqua che varia dal 30 al 70 %, e quando acquisto una confezione di lenti a contatto sono ben certo di quello che sto acquistando, in quanto le lentine, assimilate per normativa produttiva ai farmaci, hanno l’esatta descrizione dei loro componenti, oltre alle altre indicazioni, scritte sulla confezione.

Lacrime e lenti a contatto

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Photo by Daniil Avilov

I problemi cominciano dopo, quando le lentine stanno nell’occhio.
La percentuale di soluzione fisiologica che entra nella composizione della lente, viene poco per volta sostituita, per osmosi, dalle lacrime presenti nel sacco congiuntivale.

Ma le lacrime, si sa, sono liquidi fisiologici e la loro composizione è quanto di più variabile si possa pensare. Le lacrime sono un liquido molto complesso, composte da acqua, diversi elettroliti, decine e decine di diverse mucine e proteine, almeno 3 differenti tipi di lipidi, per non considerare la flora batterica che convive “pacificamente” con le strutture oculari. Le lacrime sono un vero e proprio “tessuto fisiologico liquido”, al pari del plasma, del sangue.

Una lente idrofila, una volta indossata, avendo una grossa componente “fuori controllo”, ossia le nostre lacrime, rappresenta una vera e propria incognita, per quanto attiene alla composizione.

Se l’occhio produce poche lacrime (il cosidetto “occhio secco), le lenti a contatto peggiorano la situazione, perché al poco liquido disponibile, ne sottraggono ancora per mantenere la propria idratazione.

Se poi le lacrime sono in quantità soddisfacente ma con una composizione “squilibrata”, possiamo dire che la lente che abbiamo immesso nell’occhio, dopo qualche minuto di uso, è di buona qualità solo al 30/50% (percentuale della materia non idratata), mentre la qualità del restante 50/70% è quantomeno dubbia. Ma con tutto ciò non deriva necessariamente problemi per l’utilizzo di lenti a contatto.

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La qualità delle lacrime

La qualità delle lacrime non solo è analizzabile, ma a secondo del tipo di dislacrimia da un lato la natura, dall’altra la ricerca biologica sostenuta dalla nanotecnologie ci mettono a disposizioni rimedi specifici per risolvere quasi ogni problema.

In generale, possiamo dire che ogni occhio rappresenta un microcosmo e che non esiste una lente che vada bene sempre per tutti gli occhi, ma normalmente a questo un rimedio c’è. Se si preleva una goccia di liquido lacrimale e si analizza al microscopio, si può con buona approssimazione determinare il tipo di dislacrimia presente, e suggerire l’integratore lacrimale più opportuno tra le decine che le ditte ci pongono a disposizione.

Non c’è oggi nessun vero impedimento, in caso di necessità, per utilizzare lenti a contatto, né le più gravi sindromi da occhio secco, né alterazioni gravi delle ghiandole oculari sono oggi impedimenti assoluti, ma ogni tipo di intervento è diverso e specifico.

Il primo passo, sempre, ma soprattutto in caso di problemi, è un’attenta visita specialistica ed un’analisi del film lacrimale.

Poi, a contare, è soprattutto e sempre la capacità dell’applicatore.

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